I rifiuti non sono tutti uguali e non sono tutti soggetti alle stesse normative: i rifiuti speciali vanno trattati diversamente dai rifiuti urbani, e gli stessi rifiuti speciali seguono regole diverse a seconda che siano considerati pericolosi o non pericolosi.

Per evitare quindi sanzioni amministrative, pecuniarie e in alcuni casi addirittura penali, è importante, sia per le aziende che per i privati cittadini, conoscere la classificazione dei rifiuti e soprattutto le regole per il loro corretto smaltimento.

La differenza tra rifiuti urbani e rifiuti speciali

I rifiuti si distinguono innanzitutto in base alla loro origine:

  • i rifiuti urbani sono principalmente i rifiuti domestici provenienti da abitazioni civili e da locali commerciali (assimilati ai rifiuti urbani per qualità e quantità) e quelli provenienti dallo spazzamento delle strade, della manutenzione del verde pubblico e dalle aree cimiteriali: vengono gestiti dalla pubblica amministrazione sulla base di contributi fiscali
  • i rifiuti speciali sono invece i rifiuti provenienti da attività produttive quali industrie e aziende: vengono gestiti e smaltiti da apposite aziende autorizzate allo smaltimento

A seguito delle modifiche introdotte al D.Lgs.152/2006 dal D.Lgs. 116/2020, sono classificati  rifiuti speciali quelli derivati da:

  • attività agricole, agro-industriali, dalla silvicoltura e dalla pesca
  • attività di costruzione, demolizione e scavo
  • lavorazioni industriali e artigianali 
  • attività commerciali e di servizio 
  • attività di recupero e smaltimento di rifiuti, i fanghi prodotti dalla potabilizzazione e da altri trattamenti o depurazione delle acque, da abbattimento di fumi, fosse settiche e reti fognarie
  • attività sanitarie 
  • i veicoli fuori uso e i macchinari e le apparecchiature deteriorate e obsolete

La differenza tra rifiuti pericolosi e non pericolosi

Una ulteriore classificazione dei rifiuti avviene sulla base delle loro caratteristiche fisiche e chimiche:

  • i rifiuti pericolosi sono quelli costituiti o contaminati da sostanze pericolose o inquinanti: ad esempio, i rifiuti contenenti amianto, i medicinali scaduti, le pile esaurite, le lane minerali, le vernici, alcune polveri… Di solito, sono associati ai seguenti aggettivi:  “esplosivo”, “comburente”, “infiammabile”, “irritante”, “tossico”, “ecotossico”, “corrosivo”, “cancerogeno”, “infettivo”, “mutageno”, “sensibilizzante”.
  • i rifiuti non pericolosi sono tutti i rifiuti prodotti da attività industriali, aziende e presidi sanitari (ovvero tutti quelli che NON hanno una provenienza urbana) e che non contengono al loro interno sostanze nocive, infette, tossiche, sensibilizzanti e inquinanti.

Come si smaltiscono i rifiuti speciali non pericolosi

Il primo passo è quello di identificare la tipologia di rifiuto. Esiste un Catalogo Europeo dei Rifiuti (CER) che descrive la provenienza e le caratteristiche chimico-fisiche del rifiuto, consentendo quindi il corretto adempimento degli obblighi: ogni codice comporta il trattamento o lo smaltimento in determinati impianti piuttosto che in altri, con costi differenti a seconda delle differenti destinazioni.

Il mancato rispetto delle norme legate alla gestione e smaltimento dei rifiuti speciali prevede delle sanzioni amministrative anche molto elevate:

  • per il privato sono previste multe dai 300 ai 3.000€ (che possono raddoppiare in caso di rifiuti speciali pericolosi)
  • per il datore di lavoro le sanzioni previste sono ancora più severe: multe dai 2.600 ai 26.000€ e addirittura l’arresto da tre mesi a un anno 

 

La gestione dei rifiuti speciali è un’attività molto delicata, complessa a livello tecnico ma anche amministrativo: ecco perché è necessario rivolgersi enti specializzati non solo nel trasporto, smaltimento ed eliminazione rifiuti, ma anche per quanto riguarda la contabilità e il tracciamento.

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